giovedì 22 marzo 2007

Biagio Antonacci - Vicky Love

Vicky Love è il titolo del nuovo album di Biagio Antonacci che arriva a due anni di distanza dal grande successo di Convivendo 2 e dal suo milione e mezzo di copie vendute.
Registrato interamente nella sua casa di Bologna, alla ricerca di un sound grezzo ed essenziale ispirato alla musica anni ’70, Vicky Love è un album crudo e carnale che racconta d’amore e di sesso con la consapevolezza e la maturità del quarantenne che si propone nella sua essenzialità, mettendosi a nudo - non solo metaforicamente, come dimostra il booklet che accompagna il cd - per darsi in pasto al pubblico candidamente, scevro di sovrastrutture.
Un viaggio lungo undici canzoni attraverso le sfaccettature dell’amore, che sosta piacevolmente sull’erotismo esplicito fin dal brano d’apertura È Soffocamento, col suo incipit quasi mistico che si scatena, attraverso repentini cambi di atmosfera, in un crescendo di chitarre e batteria, audace sfondo ad una appassionata notte “di gambe intrecciate, di baci e di posizioni diverse, provate e riuscite”. E ancora calda passione nel sensuale invito dell’indiscutibilmente pop L’Impossibile col suo “Pensa alle mie mani spesso su di te e pensa a dove ti riporterò” o in quel “io su di lei la voglio sentire voglio farla tremare” della morbida ballad Coccinella, col suo lungo emozionante finale strumentale; o nelle chitarre gitane della trascinante Sognami, suonata dai Martirani Gipsy Swing e impreziosita dall’incursione di Dafnè Lupi, che recita versi in francese.
C’è anche spazio per la riflessione in Vicky Love, per i momenti di solitudine e malinconia della romantica e rarefatta C’è Silenzio, per il dolore della fine di un amore in Non Sei Più Qui, con le sue languide chitarre acustiche ad accompagnare versi dolenti (“non immagini com’è lontano vivere se tu non sei più qui”); per la presa di posizione più vibrante dell’album in Giù Le Mani Capo, unico brano “politico” che in un ritmo serrato e ballabile che ricorda gli esordi, sfoga la rabbia residua di Antonacci - accumulata durante lavoro di ragioniere svolto nella prima giovinezza - attraverso la ribellione di un impiegato vessato e umiliato che non potendo ottenere dignità dal capo, lo deruba di “ciò che spetta a uno come me”.
Chiusura dell’album affidata ad A Volte, incipit di pianoforte solenne che si acquieta via via, lasciando spazio alla chitarra elettrica per il brano più rock dell’album, cui segue il saluto del cantante stesso - in quel tono confidenziale che da anni ha instaurato con il suo pubblico - e la presentazione della ghost track Fotografia, nenia soft e sussurrata, scritta quindici anni fa e mai incisa.
Un album piacevole e accattivante, che accantona in buona parte ogni ideale d’amore romantico, per dipingere immagini realistiche e vitali in cui riconoscersi facilmente, e da cantare in coro nelle uniche due date-evento del tour, il 30 Giugno allo Stadio San Siro di Milano e il 6 Luglio al Velodromo di Palermo.

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