A cinque anni di distanza dal fortunato Unò Dué, e dopo un doppio live, un memorabile concerto evento in Mozambico e la pubblicazione di un libro fotografico, torna Daniele Silvestri con una folgorante apparizione sanremese e un nuovo attesissimo album, Il Latitante.
Abbandonata l’impostazione prevalentemente politica che caratterizzava i lavori precedenti, Il Latitante è un album dai toni più soft ma mai disimpegnato, in cui resistono acuti ed evidenti, gli accenni polemici filtrati attraverso la lente della consueta ironia, e l’attenzione sempre viva alle più scottanti questioni sociali.
Con lo stile difficilmente etichettabile a cui ci ha abituati, il brillante cantautore romano ci parla d’amore e di politica, degli smarrimenti dei trentenni e di luoghi comuni e malcostumi italiani, facendoci sorridere, commuovere e riflettere attraverso tredici brani, vari e multiformi per sonorità ed argomenti. Dall’incipit affidato alla dolente Mi Persi, raffinato jazz che procede in crescendo fino a culminare nel lungo assolo finale di tromba affidato a Demo Morselli, al mix di jazz e samba con Max Gazzè al basso, di Faccia Di Velluto, sull’incomunicabilità uomo-donna, fino all’irresistibile sound caraibico della furbissima Paranza che, dietro l’apparenza scanzonata fotografa abilmente l’abitudine tutta italiana di sfuggire le responsabilità, ignorare le evidenze e darsi alla latitanza.
Per proseguire coi momenti di energico rock della sfaccettata Sulle Rive Dell’Arrone e di Io Fortunatamente e suoi trascinanti assoli di chitarra elettrica, alternati alle aperture pop-dance di uno dei brani più rappresentativi dell’album, l’esaltante Gino E L’Alfetta che, con allegria e sarcasmo pungente affronta un tema controverso come quello dell’omosessualità, schierandosi apertamente a favore dei Dico ed evidenziando l’insensatezza dei pregiudizi con le sue disarmanti domande “ma che vuoi, sono gay fatti miei che disturbo ne hai? quale enorme disagio ne trai? ma lo sai quanti geni ed eroi sono gay non lo sai? o non vuoi ricordare preferisci pensare che un gay sia una sorta di errore, una cosa immorale o nel caso migliore un giullare”.
E ancora riflessioni sull’instabilità delle relazioni in A Me Ricordi Il Mare (“non per gli ombrelloni ma per la fila in tangenziale”) in duetto con Andrea “Bove” Leuzzi degli Otto Ohm, e sulla difficoltà economica nella dolce nenia semiseria Ninetta Nanna.
Si sente evidente la mancanza di una presa di posizione forte e di slogan da urlare nei live, ma lo spirito rivoluzionario del Silvestri dell’indimenticabile Cohiba palpita in tutto l’album e sembra nuovamente affacciarsi con forza sul finale, quando, sempre fedele al suo credo, seppure più cauto, ci parla dell’indifferenza umana di fronte ad ogni sorta di orrore in Love Is In The Air (“Anche il più orrendo fetore il lezzo peggiore l'afrore più nero e mortale si sa che nel giro di ore si riesce a scordare si arriva persino a pensare che forse è sembrato, l'odore è passato se mai qualche odore c’è stato ma intanto l'olezzo ti intride pian piano ti uccide e chi l'ha prodotto sorride”) o quando da vita a un gustoso sfottò all’eterno nemico Berlusconi nell’allegra marcetta di Che Bella Faccia, per poi concludere il suo percorso con la bellissima Ancora Importante, malinconica ballata jazz nata dalla collaborazione con gli Inti Illimani, perfettamente riconoscibili nel sound costruito attorno ai classici fiati e nella voce di Jeorge Coulon che impreziosisce il brano col suo suggestivo recitato finale.
Un album da non perdere, ricco di brani destinati a sicuro successo e di riflessioni acute, per un artista poliedrico capace di un uso brillante della parola, che ci consola col suo raro esempio di coerenza e onestà intellettuale
martedì 6 marzo 2007
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