venerdì 20 aprile 2007

Perturbazione - Pianissimo Fortissimo

Pianissimo Fortissimo è il quinto album dei Perturbazione, che arriva a due anni di distanza dall’ottima prova di Canzoni Allo Specchio. L’album a cui la band torinese ha lavorato per oltre un anno, segna il passaggio da una casa discografica indipendente a una major come la EMI, e si avvale di numerose collaborazioni eccellenti, da Manuel Agnelli degli Afterhours – a cui sono affidati i cori di Nel Mio Scrigno - ai Baustelle, ai Verdena.

Il risultato sono quaranta minuti di musica che scorrono lievi e con tocco di delicata maestria smorzano i toni cupi della precedente produzione, per approfondire nuovi stati d’animo e raccontare la quotidianità di quegli ultratrentenni insicuri alla ricerca di risposte e certezze, in bilico tra nostalgie, amori rimpianti ed entusiasmi nascenti. Dal solenne incipit di Un Anno In Più, che apre l’album all’insegna del romanticismo col disarmante interrogativo “Volontà dove sei quando incontro gli occhi suoi?”, Pianissimo Fortissimo procede di dolcezza in dolcezza, attraverso i suggestivi archi di Davide Rossi (già collaboratore di Coldplay, Goldfrapp, Siouxsie & The Banshees) in brani morbidi come Leggere Parole o briosi come il primo singolo estratto, il solare Battiti Per Minuto (escluso dalla giuria di Sanremo) o sognanti come la dolce Casa Mia, calda ballata dell’amore nascente.

E ancora l’angoscia dello sfuggire del tempo in On Off e in Brautigan coi suoi “giorni che finiscono prima di iniziare”, che avviano morbidamente verso un finale dall’atmosfera insolita affidato a Giugno Dov’Eri, struggente nenia di nostalgia costruita esclusivamente su un pianoforte che accompagna la voce tormentata di Tommaso Cerasuolo - che riesce davvero a procurarci quel solletico all’anima di cui parla - fino all’incursione della malinconica banda sul finale. Un album che, in perfetto stile Perturbazione, coniuga la leggerezza del pop italiano alla profondità e ai contenuti della musica d’autore, da ascoltare per emozionarsi con la semplicità di piccole storie in cui ritrovare facilmente parti delle nostre.

martedì 17 aprile 2007

The Doors - The Very Best Of The Doors


Nel gennaio del 1967 usciva The Doors, folgorante esordio dell’omonima band californiana, destinata, nel corso di una carriera breve e intensissima, a stravolgere canoni e ad imporsi come una delle realtà più incisive e travolgenti della storia del rock.
Foto di copertina.

Quarant’anni dopo, il mito dell’indimenticabile Jim Morrison e della sua talentuosa band non accenna ad offuscarsi e rivive sfolgorante e attualissimo in The Very Best Of The Doors, che ne raccoglie i brani più rappresentativi uniti a inediti, interviste ed esibizioni live. L’album è edito in tre versioni, una singola contenente i brani storici, una doppia con cinque inediti e interviste, e infine un’edizione limitata che comprende tutti i classici e gli inediti, e acclude un dvd contenente uno spezzone del tour europeo del '68 e un booklet interattivo con foto e rarità. Un’occasione unica di immersione in un’epoca accesa di fermento intellettuale, impressa nel rock selvaggio, visionario e psichedelico di Morrison, poeta carismatico e inquieto, cantore di sesso, morte e decadenza in brani sconvolgenti e dissacranti nel loro offrire nuove chiavi di lettura della realtà, nella ribellione ai valori precostituiti e in quel pugno nello stomaco ai benpensanti che ancora oggi colpisce per genio e modernità.

Dall’inno generazionale alla ribellione urlato nel coinvolgente riff hard rock di Break On Throught, al maestoso rock blues Light My Fire e i suoi sette minuti di sfacciata e accesa ode al sesso, dalla struggente Riders Of The Storm, all’incalzante e decadente Alabama Song, fino al capolavoro The End, rivisitazione rock del mito di Edipo, inquietante e ipnotica con un vertiginoso finale di chitarra-organo-batteria che si rincorrono convulsamente; The Very Best Of The Doors è un’ampia cavalcata emozionante e suggestiva che racchiude l’espressività geniale e ricalca il percorso autodistruttivo e di un’icona immortale, affascinante e leggendaria. Un ascolto da non perdere che avvolgerà di nostalgia le vecchie generazioni, e infiammerà indubbiamente i cuori e le menti dei più giovani

giovedì 12 aprile 2007

Good Charlotte - Good Morning Revival


A tre anni di distanza da The Chronicles Of Life And Death, i fratelli Madden e la loro band tornano a proseguire il cambio di rotta intrapreso nell’ultimo album, dando un’ulteriore e probabilmente irreversibile sterzata in direzione pop che tradisce definitivamente le origini punk, elimina la vena lievemente dark che sopravviveva nel lavoro precedente, dando alle stampe un album electro-pop, con poche idee che traggono ampiamente spunto dal panorama musicale anni’80 e decisamente deludente per chi li ha conosciuti e amati nel trascinante mix di energia e originalità degli esordi.

Anticipato dall’indiscutibile pop unito a un massiccio uso di elettronica, del primo singolo estratto, Keep Your Hand Off My Girl (già in rotazione radiofonica da mesi) Good Morning Revival offre qualche spunto apprezzabile, dall’apertura affidata a Misery, robusto electro-rock contornato da tastiere prominenti, al brano più vitale e trascinate dell’album, The River che, realizzato in collaborazione con M. Shadows e Synyster Gates degli Avenged Sevenfold, guarda con occhio critico alla “pacchiana, plastificata, insignificante e vuota” Los Angeles, città d'adozione dei Good Charlotte. Si prosegue poi con l’appassionante Beautiful Place, le sue chitarre morbide e il suo tono ispirato, e con la morbida ballad d’amore Where Would We Be, che nella dolcezza della melodia incentrata sulle tastiere, racconta la fine della storia d’amore tra il frontman Joel Madden e la starlette Hilary Duff.

Qualche stralcio di energico rock a ricordare le atmosfere brillanti e scanzonate delle origini in Something Else e Broken Hearts Parade per concludere infine un viaggio sonoro non particolarmente esaltante, con la morbida March On.
Animati da grande entusiasmo e con la collaborazione Don Gilmor (produttore di Pearl Jam, Linkin Park, Duran Duran) i Good Charlotte hanno manifestato con chiarezza in Good Morning Revival, il desiderio di affrancarsi dal genere che li ha portati al successo, alla ricerca di una maturazione che sfocia involontariamente in un appiattimento musicale, che scontenterà i nostalgici ma sarà sicuramente molto apprezzato dai giovani amanti del pop leggero e orecchiabile.

Il loro tour mondiale porterà la band statunitense anche in Italia, il 9 giugno all'Idroscalo di Milano e il 10 giugno al Tendastrisce di Roma.