La genesi di Autodafé, opera prima di Emanuele Ottolenghi, risale al 2001 (periodo cruciale della seconda Intifada palestinese) quando, nel corso di un dibattito sui profughi palestinesi presso la London School of Economics, lo scrittore assistette ad atti di autodenuncia e di dissociazione dal mondo ebraico da parte di un gruppo di ebrei londinesi. La mente di Ottolenghi associò immediatamente l’episodio al terribile rito, appartenente soprattutto alla tradizione dell’inquisizione spagnola, attraverso il quale, uomini e donne giudicati eretici, si autoaccusavano in pubblica piazza prima di affrontare la condanna - si trattava quasi sempre di condanna a morte sul rogo - in un estremo “atto di fede” (dal portoghese auto da fè)
Fu il punto di partenza di un’indagine complessa e approfondita sulla attuale condizione del popolo ebraico, sul problematico rapporto dell’Europa con l’ebraismo e sul fenomeno dell’antisemitismo di cui, negli ultimi cinque anni, stiamo assistendo ad una sottile e strisciante recrudescenza.
Il risultato è un’opera vasta e dettagliata che attraverso documenti, lettere, articoli e citazioni varie, fornisce spunti di riflessione e risposte a questioni estremamente controverse e spesso nebulose; a partire dal concetto stesso di antisemitismo che nell’immaginario collettivo riporta generalmente alle persecuzioni degli anni ’30 e ’40 - che culminarono nella tragedia dell’Olocausto - fondate essenzialmente su un odio razziale strettamente legato al nazismo che considerava l’ebreo “innatamente perverso” (e dunque da eliminare fisicamente per il bene della società) e che oggi appare ampiamente superato e improponibile. La tesi esposta da Ottolenghi, rintraccia piuttosto un nesso evidente tra l’antisionismo e le forme di pregiudizio antecedenti agli anni ’30 - che si basavano sostanzialmente sulla negazione dell’identità ebraica nella società - e il postsionismo e l’antisemitismo odierni che risultano esserne una variante e si caratterizzano principalmente nella mancata accettazione degli ebrei come popolo e legittimazione di Israele come nazione.
Ne deriva un clima di ostilità crescente più o meno manifesta, tendente ad esplodere in forme di violenza di variabile gravità in concomitanza con le fasi più drammatiche del conflitto arabo-israeliano; e - in un ulteriore parallelismo con il passato - una propensione all’emarginazione degli ebrei filo-isaeliani con conseguente, pressione in direzione di una “conversione” e di un distacco netto ed esplicito da Israele e dalla sua politica che abbia la valenza di un atto salvifico rendendo l’ebreo socialmente più accettabile.
L’amplificazione di questa tendenza all’uniformazione schematica di un pensiero dominante negativo e acritico nei confronti della realtà ebraica, appare peraltro, secondo quanto ampiamente argomentato in Autodafè, fortemente influenzata da buona parte dei mezzi di comunicazione di massa, colpevoli di quella latente imparzialità che ha avviato un decisivo processo di “demonizzazione” della politica e della condotta israeliana, che, sebbene non si possa assimilare al clima di terrore e fanatismo instaurato dal nazismo, deve comunque destare sospetto e preoccupazione.
Puntuale e documentato, Autodafé è un testo fondamentale che offre un punto di vista non comune su aspetti scottanti e nodi irrisolti della complessa questione ebraica, indispensabile per una visione articolata e per la conoscenza approfondita di un fenomeno distruttivo come l’antisemitismo che va compreso appieno per poter essere demolito.
Fu il punto di partenza di un’indagine complessa e approfondita sulla attuale condizione del popolo ebraico, sul problematico rapporto dell’Europa con l’ebraismo e sul fenomeno dell’antisemitismo di cui, negli ultimi cinque anni, stiamo assistendo ad una sottile e strisciante recrudescenza.
Il risultato è un’opera vasta e dettagliata che attraverso documenti, lettere, articoli e citazioni varie, fornisce spunti di riflessione e risposte a questioni estremamente controverse e spesso nebulose; a partire dal concetto stesso di antisemitismo che nell’immaginario collettivo riporta generalmente alle persecuzioni degli anni ’30 e ’40 - che culminarono nella tragedia dell’Olocausto - fondate essenzialmente su un odio razziale strettamente legato al nazismo che considerava l’ebreo “innatamente perverso” (e dunque da eliminare fisicamente per il bene della società) e che oggi appare ampiamente superato e improponibile. La tesi esposta da Ottolenghi, rintraccia piuttosto un nesso evidente tra l’antisionismo e le forme di pregiudizio antecedenti agli anni ’30 - che si basavano sostanzialmente sulla negazione dell’identità ebraica nella società - e il postsionismo e l’antisemitismo odierni che risultano esserne una variante e si caratterizzano principalmente nella mancata accettazione degli ebrei come popolo e legittimazione di Israele come nazione.
Ne deriva un clima di ostilità crescente più o meno manifesta, tendente ad esplodere in forme di violenza di variabile gravità in concomitanza con le fasi più drammatiche del conflitto arabo-israeliano; e - in un ulteriore parallelismo con il passato - una propensione all’emarginazione degli ebrei filo-isaeliani con conseguente, pressione in direzione di una “conversione” e di un distacco netto ed esplicito da Israele e dalla sua politica che abbia la valenza di un atto salvifico rendendo l’ebreo socialmente più accettabile.
L’amplificazione di questa tendenza all’uniformazione schematica di un pensiero dominante negativo e acritico nei confronti della realtà ebraica, appare peraltro, secondo quanto ampiamente argomentato in Autodafè, fortemente influenzata da buona parte dei mezzi di comunicazione di massa, colpevoli di quella latente imparzialità che ha avviato un decisivo processo di “demonizzazione” della politica e della condotta israeliana, che, sebbene non si possa assimilare al clima di terrore e fanatismo instaurato dal nazismo, deve comunque destare sospetto e preoccupazione.
Puntuale e documentato, Autodafé è un testo fondamentale che offre un punto di vista non comune su aspetti scottanti e nodi irrisolti della complessa questione ebraica, indispensabile per una visione articolata e per la conoscenza approfondita di un fenomeno distruttivo come l’antisemitismo che va compreso appieno per poter essere demolito.
Nessun commento:
Posta un commento