
A quattro anni dallo scioglimento dei Cramberries, l’inconfondibile voce di Dolores O'Riordan torna a vibrare nella sua prima prova solista, Are You Listening?
Forte di una vita privata finalmente felice e in pieno fervore creativo dopo i trascorsi difficili in bilico tra depressione e anoressia, Dolores O'Riordan torna sulle scene musicali con un album in cui risuona forte e chiara l’eco dei Cramberries, sebbene siano evidenti gli accenni di innovazione nei testi e nelle atmosfere. Superata l’inquietudine e la rabbia che faceva della sua bella voce un urlo straziato nell’indimenticabile Zombie, la cantante irlandese oggi ci parla infatti di quiete e d’amore, di famiglia e di figli lungo dodici brani che spaziano tra il folk e il rock, l’electro e le ballad e in cui trovano spazio ottimi tentativi di sperimentazione.
Anticipato dal suadente e sussurrato singolo Ordinary Day - che racconta la nascita della terza figlia - l’album procede attraverso il rock in puro stile Cranberries di When We Were Young coi suoi ispirati vocalizzi che accompagnano i potenti assoli di chitarra, per virare poi verso nuove sonorità con brani insoliti come In The Garden e i suoi archi che si mescolano, in una trascinante armonia, alle chitarre elettriche e ai cori, e Humuan Spirit che dal curioso incipit di convulso pianoforte procede verso il folk e il flauto arabeggiante.
E ancora momenti cupi in cui Dolores O'Riordan concede libera espressione a tutto il suo potenziale vocale, nella dark Stay with Me e nella dolente Black Widow - che in un’atmosfera inquietante e angosciosa affronta il tema della morte - alternati a brani zuccherosi ispirati alle gioie familiari come la morbida ballad Apple Of My Eyes e la cantilenante October per scivolare definitivamente nella calda atmosfera dei brani conclusivi con la romantica Angel Fire e la rarefatta e delicata Ecstasy narrata con voce cristallina.
Un ritorno attesissimo e insperato per un’artista che con gli anni non ha perso la sua potenza vocale e che è stata capace di riproporsi in veste nuova; e se in molti rimpiangeranno la rabbia e le invettive cantate in urli liberatori nei fasti degli anni ‘90, non si potrà comunque non apprezzare un lavoro di buon livello che ci assicura che con lo scioglimento dei Cramberries non tutto è perduto.
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