
A quattro anni di distanza da Meteora i Linkin Park tornano con Minutes To Midnight, annunciatissimo album della svolta.
Frutto di un lavoro meticoloso e lungo quattordici mesi, il nuovo album della band californiana si distingue per l’innovazione, il gusto per la sperimentazione e la ricerca di un sound più maturo e ricco di contaminazioni. Abbandonato quasi del tutto lo schema nu-metal o metal-pop, sotto il quale i Linkin Park sono stati finora etichettati, Minute To Midnight presenta infatti dodici brani di rock-metal più morbido del previsto con ampie aperture melodiche, frammenti di hip hop e numerose ballad, che sorprenderanno e divideranno i vecchi sostenitori della band.
Dopo un incipit strumentale affidato a Wake, l’album procede attraverso brani estremamente forti, che ricordano i Linkin Park delle origini, alternati a ballad zuccherose e momenti indiscutibilmente pop; dall’aggressiva e metallica Givin Up che apre l’album sotto i migliori auspici con la bella combinazione dura di chitarra e batteria, si passa così alla prima incrinatura, quella Leave Out All The Rest troppo simile alle orecchiabili hit da teen-band con un vocalist davvero fuori ruolo, fino ad arrivare a brani leggeri e assai poco convincenti come le pop In Pieces e Shadow Of The Day seppure quest’ultima sia inframmezzata da qualche lodevole accenno di elettronica.
Non mancano tuttavia in Minutes To Midnight, momenti di assoluta qualità che elevano le sorti dell’intero lavoro, dall’energica Bleed It Out (possibile singolo estivo), che combina splendidamente il rappato di Mike Shinoda e le urla straziate di Chester Bennington con un brioso sottofondo di applausi ritmati e cori, alla potente No More Sorrow con la sua batteria implacabile e martellante e il ritornello che esplode in rabbiose e trascinanti invettive.
E ancora, sperimentazioni riuscite a metà con Hands Held Hight che catapulta in un’atmosfera ecclesiale che lascia alquanto perplessi, e nei sei minuti dell’ultima traccia, l’acustica The Little Things You Give Away che chiude l’album tra voci che si rincorrono in urla e cori volutamente suggestivi ma piuttosto noiosi.
E ancora, sperimentazioni riuscite a metà con Hands Held Hight che catapulta in un’atmosfera ecclesiale che lascia alquanto perplessi, e nei sei minuti dell’ultima traccia, l’acustica The Little Things You Give Away che chiude l’album tra voci che si rincorrono in urla e cori volutamente suggestivi ma piuttosto noiosi.
Un album di transizione verso una maturità non ancora del tutto raggiunta, ricco di sfumature e descrittivo di sensazioni che viaggiano dall’aggressività alla dolcezza, dalla rabbia all’amore, fotografate in testi dolenti e appassionati. Apprezzabile nel complesso, escludendo qualche dolorosa caduta, e ammirevole per il desiderio di evoluzione e il coraggio di scelte che svoltano in una direzione probabilmente anticommerciale.
Potremo vedere i Linkin Park dal vivo, nel corso del tour europeo appena partito che farà tappa in Italia, all’Heineken Jammin’ Festival di Venezia il 15 giugno.
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