
A due anni dal controverso Octavarium, tornano i Dream Theater con Systematic Caos, nona fatica della loro ventennale carriera.
Considerata fondatrice del progressive metal - genere che mescola progressive rock a heavy metal e la cui genesi si fa risalire generalmente all’album Images And Word del 1992 - la band statunitense conferma in Systematic Caos, la passione per la sperimentazione e per le scelte decisamente anticommerciali, dando vita ad un album complesso e aggressivo, estremamente generoso in durata (oltre settantotto minuti di musica diluiti in sole otto tracce) in un tortuoso caos di suoni accesi e furiosi, talvolta ripetitivi e non immediatamente assimilabili.
L’incipit, affidato alla potente In The Presence Of Enemies (part 1) ci catapulta senza respiro nei cinque potentissimi minuti strumentali di fragoroso inseguimento tra basso-chitarra-batteria cui fa seguito l’ingresso ben equilibrato del vocalist James LaBrie, e spiana il terreno per uno dei brani più importanti dell’album, la coinvolgente Forsaken coi vigorosi assoli di chitarra che irrompono sull’inquietante pianoforte d’apertura per una melodia calda e convincente; a seguire il primo singolo estratto, Constant Motion, tributo ai Metallica col suo cantato palesemente simile a James Hetfield.
E ancora batteria stile fuochi d’artificio, chitarre e tastiere violente e voci cattive e distorte in The Dark Eternal Night, uno dei brani più cupi e pesanti dell’album, prima di concederci un momento di quiete con la ballad Repentance che, con toni morbidi e voci sussurrate che si rincorrono - in un sound che ricorda da vicino i Pink Floyd - rappresenta il quarto tassello della saga che i Dream Theater hanno dedicato agli alcolisti anonimi.
Si prosegue verso la conclusione dell’album, coi cori epici e vigorosi di Prophets Of War - che ricorda un po’ troppo i Muse - e la melodia struggente della bellissima power ballad The Ministry Of Lost Souls, testo commovente del chitarrista John Petrucci e repentini cambi di atmosfera che sfociano verso un impedibile assolo finale; prima della lunghissima conclusione affidata a In The Presence Of Enemies (part 2) coi suoi oltre sedici minuti che alternano momenti acidi ad aperture melodiche che convergono verso un lungo finale orchestrale.
Si prosegue verso la conclusione dell’album, coi cori epici e vigorosi di Prophets Of War - che ricorda un po’ troppo i Muse - e la melodia struggente della bellissima power ballad The Ministry Of Lost Souls, testo commovente del chitarrista John Petrucci e repentini cambi di atmosfera che sfociano verso un impedibile assolo finale; prima della lunghissima conclusione affidata a In The Presence Of Enemies (part 2) coi suoi oltre sedici minuti che alternano momenti acidi ad aperture melodiche che convergono verso un lungo finale orchestrale.
Un album violento e difficile con cui si familiarizza lentamente e dopo numerosi ascolti, decisamente più efficace degli ultimi episodi e con diversi brani che spiccano vividi e trascinanti, evidenzia comunque una incipiente stanchezza e una povertà di ispirazione (che si manifesta nella chiara tendenza riciclo) che si spera sia solo un episodio di passaggio che riporti i Dream Theater ai fasti del passato.
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